La Filosofia della Danza

La filosofia della danza in Occidente nasce con Stephane Mallarmè (1842-1898), quando la danza non aveva ancora trovato la sua piena autonomia e i suoi massimi rappresentanti, come l'opera lirica, classica e il teatro avevano già avuto. Ma il progressivo distaccamento dei ballerini dal canto e dalla recitazione e lo spazio sempre maggiore che riuscivano a ritagliarsi, dovuto alla creazione di una "grammatica" tecnica della danza, portò sempre più l'argomento all'attenzione dei filosofi,poeti e pensatori. Rimangono tuttavia nell'Ottocento molti pregiudizi sulla danza, come il fatto che sia un'arte inferiore, secondaria, caratterizzata da uno stile pretenzioso e incomprensibile. Con il passare degli anni però l'interesse che risveglia negli artisti è un modo di confrontarsi finchè anche il coreografo non viene riconosciuto un vero e proprio artista tra l'Ottocento e il Novecento.

E' Mallarmè che capisce per primo che la danza è la sola espressione umana che riesce a trasformare il corpo in puro simbolo, fino a tradurre il fugace in pura idea, elementi essenziali del Romanticismo, senza nemmeno aver bisogno della parola. La ballerina diviene idea in movimento,altro da sé e, nella terminologia hegeliana, tesi, antitesi e sintesi. Tesi in quanto persona, antitesi in quanto astrazione e sintesi come arte. La ballerina diventa quindi la più potente delle metafore, che in un unico movimento esprime ciò che solo numerosi paragrafi di prosa potrebbero, per Mallarmè è come se il poeta diventasse inchiostro. Avanti con i tempi, Mallarmè non vide mai realizzarsi il suo pensiero, cosa che avvenne con Diaghiliev e i Ballets Russies.
In onore di Mallarmè e sotto la sua influenza, nasce l'opera di testo "L'Aprés-midi d'un faune", di Diaghiliev, poi messo in musica da Debussy e coreografato da Nijinsky. L'ambiente onirico è di per sé ciò che Mallarmè descrive: la sensualità della ninfa-ballerina, si smaterializza sulla musica.

Con Paul Valery (1871-1945) la danza esce dal sogno romantico immateriale e va a confrontarsi con il calssicismo statuario dell'architettura perfetta e armonica, dove la poesia è tecnica e la ragione domina il tutto. Su questa linea dedica alla danza il suo trattato in forma di dialogo platonico tra Socrate, Fedro ed Erissimaco. Ne emerge una concezione del corpo in quanto "deus ex machina" di se stesso, la danza ha quindi il primato sulle arti, perchè se l'anima e Dio stesso sono momenti di un tempo eterno, è solo nel momento danzato che si coglie il sacro e l'infinito del mondo. La ballerina ne è solo lo strumento inconsapevole.
Grazie a queste riflessioni la danza è ora riconosciuta come Arte nobile e di tensione verso l'Assoluto.

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